«Mi raccomando. Niente follie». La signora Marisa Levi, ieri mattina, è stata chiara. Quando ha portato sua figlia, dieci anni, al punto di ritrovo della scuola sci, alla partenza della seggiovia Cit Roc di Sestriere, si è raccomandata con il maestro. «So che lei è una persona perbene. Non mi faccia stare in pensiero».
Un brivido di paura è corso lungo la schiena di molti a sentire la storia di quella comitiva di allievi rimasta intrappolata sotto una slavina, sabato a mezzogiorno, sotto il Motta. Avevano inforcato una stradina non battuta, in mezzo alla neve fresca; un punto che fa parte delle piste del comprensorio ma che quel giorno era stato dichiarato off limits dagli addetti alla sicurezza. Gli uomini del soccorso alpino hanno salvato maestra e ragazzi, giovani di tredici anni.
La donna, Marina Bianchi, 39 anni, è stata segnalata alla procura di Pinerolo, che ora sta valutando se aprire un fascicolo. Ma a mamme e papà che ogni mattina lasciano i loro figli nelle mani dei maestri di sci, un po’ di timore è rimasto. «Noi ce ne restiamo qui, in paese, e non sappiamo dove vanno, su quali piste. Non sappiamo se vengono controllati a dovere, se il maestro riesce a vigilare, a tenerli tutti a bada. Sa, a volte sono anche dieci ragazzi per un maestro». Così la signora Levi. Così anche Giorgio Bartoli, due figli di sei anni: entrambi stanno imparando a sciare. «Un filo d’apprensione c’è sempre, ma è fisiologico. Io però mi fido, anche se stamattina (ieri, ndr) dopo aver sentito quella storia ero un po’ più titubante».
Hanno ragione? Forse sono preoccupazioni eccessive, perché lo sci non è il far west. Le regole ci sono. Giorgio Balmas, che dirige la scuola di Borgata, ogni volta che nevica, o le condizioni del tempo e delle piste non sono perfette, affigge un avviso in bacheca. «I maestri hanno il divieto assoluto di portare gli allievi in fuori pista», dice secco. «Ciò non toglie che possa esserci qualche fenomeno che si avventura. Ma le regole ci sono. E sono ferree». Il problema è farle rispettare e - su questo fronte - le scuole non possono agire più di tanto. «Le sanzioni esistono, eccome: dal richiamo alla sospensione dall’attività fino alla radiazione - racconta Balmas - Certo che controllare tutti è un problema».
Dal quotidiano ” La stampa ”
A volte ci pensano direttamente gli allievi o le famiglie a segnalare quel che non va. E le scuole intervengono. Capita spesso? «Capita», ammette Balmas, che però ci tiene a fare una precisazione: «Non è che adesso bisogna criminalizzare il fuori pista, che è un modo di vivere la montagna. Ci sono momenti in cui si può andare senza pericolo. Non dopo una robusta nevicata, però, come accaduto sabato. Quello è stato un errore».
Anche se, tecnicamente, non era proprio un fuori pista, visto che la stradina fa parte del comprensorio? Risponde Piera Coltura, vicedirettore della scuola sci Action di Sansicario: «La regola è che si portano gli allievi solo sulle piste o, al massimo, su quelle non battute». Insomma, in neve fresca purché in pista. «A volte quando nevica i gatti non fanno in tempo a sistemare tutte le piste. E allora si può anche scendere per un sentiero non battuto. Ma se quel giorno il soccorso alpino ha deciso di chiuderlo, non si va. Non so se è il caso di sabato, ma le norme sono queste». Insomma, se il tracciato è “regolare” ma quel giorno è vietato, la regola è girare alla larga. Sabato a Sestriere, a quanto sembra, la maestra è passata comunque.